Snoezelen e demenza

Introduzione

Negli ultimi decenni le condizioni socio-demografiche sono mutate tanto che l’invecchiamento della popolazione, le patologie croniche avanzate, le cure di fine vita, sono problemi seri e rilevanti di cui la sanità pubblica del XXI secolo deve farsi carico.

Il decadimento cognitivo rappresenta una fase dei cambiamenti cognitivi strettamente legati all’invecchiamento e alla demenza, quest’ultima patologia più frequente nella senescenza. L’aspetto clinico centrale della demenza, di qualsiasi eziologia, è la compromissione delle capacità cognitive, tuttavia la drammaticità del quadro clinico è legata fondamentalmente al corredo di sintomi comportamentali e psicologici, solo teoricamente secondari, che alterano profondamente la vita del malato e di chi gli vive accanto. Di fondamentale importanza e rilievo è la consapevolezza che i familiari di una persona demente sono maggiormente provati dai problemi comportamentali piuttosto che da quelli cognitivi, inoltre l’insorgenza di un problema comportamentale aumenta il rischio di collocazione in una struttura protetta riducendo di alcuni anni la permanenza nel proprio domicilio.

Un'opportunità per l'infermieristica

Negli ultimi anni sempre maggior attenzione è stata rivolta, da parte dei clinici, verso strategie terapeutiche più efficaci che vanno dalla terapia farmacologica a strategie di tipo non farmacologico, attualmente sempre più studiate e spesso preferibili in un paziente ad elevata complessità quale quello affetto da demenza. Nella cura della persona anziana, di fatto, il risultato atteso non deve considerarsi la guarigione o la morte, ma, anche in presenza di malattia cronico degenerativa, si deve estendere l’orizzonte verso il benessere psicofisico, la salvaguardia della qualità della vita, l’esercizio delle autonomie presenti o riattivabili.

La metodologia Snoezelen

I trattamenti non farmacologici utilizzati con persone portatrici di deficit intellettivi comprendono anche la stimolazione plurisensoriale chiamata “Snoezelen”. Si tratta di un intervento terapeutico utilizzato a scopo riabilitativo e occupazionale che fa ricorso a tutti e cinque i sensi e alla loro interazione attraverso effetti luminosi, musicali e uditivi, superfici tattili e in movimento, aromi e stimoli gustativi.
Il metodo “Snoezelen”, ideato e realizzato da due psicologi olandesi nel 1975 durante la loro pratica lavorativa con persone affette da disabilità cognitiva, oggi si riferisce ad una stimolazione plurisensoriale controllata che viene realizzata in ambiente dedicato chiamato “Snoezelen room” la cui progettazione nasce dalla necessità di trovare uno spazio di osservazione tale da accogliere una serie di soluzioni mirate a stimolare i soggetti su più canali sensoriali, di escludere gli stimoli esterni per favorire la percezione dell’ambiente circostante, di modulare gli stimoli nella loro intensità e qualità per poi misurarne gli effetti.

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Esempio di uno spazio multisensoriale per la terapia Snoezelen

La tipologia di approccio

L’approccio “Snoezelen” si avvale di un’ equipe multiprofessionale, gli interventi sono centrati sulla persona secondo criteri di valutazioni multidimensionali, revisioni delle cure mediche e programmi specifici.
I campi di applicazione finora sperimentati riguardano le disabilità, in particolare quella cognitiva, l’autismo, disturbi psichiatrici, disturbi da stress post traumatico, esiti di ictus, traumi cranici, il dolore cronico.
Poiché la metodologia richiede osservazioni accurate della persona in merito al riconoscimento, registrazione e traduzione di segnali e, possibilmente, un’adeguata raccolta anamnestica, mirata a descrivere le sue abitudini sensoriali, è possibile costruire una stimolazione personalizzata in base ai suoi bisogni che faciliti il raggiungimento degli obiettivi proposti dall’equipe.
In particolari contesti patologici, come nel caso di pazienti con gravi disturbi psicocomportamentali, l’instaurarsi di un’idonea relazione terapeutica diviene un vero e proprio “obiettivo”. Spesso, infatti, l’assistenza può risultare inappropriata semplicemente perché gli operatori trovano difficoltà ad avere una relazione adeguata con la persona che presenta certi tipi di disturbi. La metodologia “Snoezelen” rappresenta un’ opportunità in più per i professionisti, poiché crea le condizioni necessarie e indispensabili per entrare in contatto con la persona o comunque per ridurre gli ostacoli che la separano dal resto del mondo.

Snoezelen e demenza

L’anziano affetto da demenza, in conseguenza al processo degenerativo in atto, vive come se fosse circondato da una nebbia. I sensi possono rappresentare il ponte che mette in relazione la persona con l’ambiente che la circonda, in quanto sono un canale privilegiato in grado di creare una via di contatto automatica, che è spesso la migliore, tra il mondo esterno e quello ormai disgregato del paziente con demenza.
La stimolazione multisensoriale ben si adatta alla gestione degli anziani affetti da malattia di Alzheimer e altre forme di demenza, poiché rappresenta una via di comunicazione non verbale che, per le sue caratteristiche, riesce ad attivare l’interesse della persona nei confronti dell’ambiente circostante facilitando di conseguenza il contatto con persone altrimenti difficilmente raggiungibili.
In Italia e in Europa sono stati fatti vari progetti che hanno portato alla realizzazione di ambienti “Snoezelen” presso reparti di geriatria all’interno di ospedali, Aziende Pubbliche di Servizi alla Persona, nuclei Alzheimer, centri diurni.
Gli studi presenti in letteratura ed esperienze sulla metodologia “Snoezelen”, soprattutto olandesi, hanno dimostrato effetti positivi per le persone affette da demenza in fase medio-grave di malattia, in particolare riportando: miglioramenti del tono dell’umore, aumento dell’attenzione verso l’ambiente, aumento di iniziativa, linguaggio spontaneo, migliori relazioni con gli altri, aumento della serenità, diminuzione dello stato confusionale e dell’agitazione, effetti positivi sul comportamento disturbante e rinunciatario, miglioramento di apatia, trascuratezza, oppositività, aggressività e depressione.
Inoltre l’approccio “Snoezelen” ha dimostrato essere utile nella gestione del dolore, in particolare il dolore cronico la cui valutazione diviene particolarmente difficile nei pazienti con decadimento cognitivo grave, per i quali gli strumenti di valutazione di self-report sono scarsamente applicabili.

Obiettivi

I possibili obiettivi qualitativi nella gestione degli anziani con decadimento cognitivo potrebbero essere:

  • migliore assistenza al paziente attraverso una relazione terapeutica adeguata;
  • migliore livello d’interazione tra il personale e con il caregiver e paziente;
  • riduzione delle misure di contenzione fisica;
  • riduzione dell’uso di psicofarmaci e conseguente riduzione dei costi;
  • riduzione delle cause di incidenti e complicanze da ospedalizzazione
  • riduzione del disagio agli altri degenti.

Conclusioni

La metodologia “Snoezelen” potrebbe essere una possibile e auspicabile soluzione in sintonia con lo scenario operativo presente e futuro che pone al centro dell’intervento assistenziale elevati livelli di complessità e relativi carichi di lavoro.
Le possibilità offerte da questo tipo di approccio traggono maggior forza dall’evidente salto di qualità che è possibile raggiungere all’interno della relazione empatica e che certamente aiuta l’individuo a conservare la sua dignità.

Sitografia

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